Carrefour lascia il passo a New Princes: cosa insegna ai piccoli investitori il caso dei supermercati in franchising

28 Luglio 2025

Confronto tra errori di Carrefour nel franchising e vantaggi della strategia New Princess: tre icone per parte, su sfondo beige, con testo esplicativo in italiano.


Carrefour esce, New Princes entra. Scopri perché Carrefour ha fallito con il franchising in Italia e come New Princes sta rilanciando i supermercati con una strategia più efficiente e territoriale. La notizia dell’acquisizione di 51 punti vendita Carrefour da parte del gruppo New Princes segna un punto di svolta nel panorama della grande distribuzione italiana. Ma ciò che mi interessa condividere con voi, oltre alla cronaca finanziaria, è l’analisi degli errori strategici che hanno portato un colosso come Carrefour a cedere una parte consistente della propria rete.

Sì, perché questa operazione non è solo una manovra industriale: è un caso da manuale su come una strategia di espansione mal calibrata possa erodere valore, reputazione e – alla lunga – la stessa presenza sul mercato.


📉 Carrefour e il franchising: un’espansione che ha fatto più male che bene

Nel 2011 Carrefour aveva oltre 1.000 punti vendita in Italia. Nel 2024, ne sono rimasti meno di 200. La causa? Un’espansione aggressiva ma poco controllata nel canale franchising, che ha lasciato il marchio esposto a:

  • Perdita di controllo sulla qualità dei punti vendita
  • Margini operativi ridotti per via delle royalties limitate
  • Difficoltà nel coordinare promozioni, logistica e strategie di prezzo
  • Conflitti interni con i franchisee, spesso lasciati soli davanti a margini in calo e costi in crescita

Molti di questi negozi franchising erano mal posizionati, in zone con concorrenza locale molto forte o con bacini d’utenza insufficienti. L’effetto? Meno traffico, meno vendite, più chiusure.

Invece di rafforzare il brand, il franchising lo ha indebolito, spezzettandolo in decine di gestioni diverse, spesso con standard qualitativi incoerenti.


🛒 Chi è New Princes e perché ha comprato?

Il gruppo New Princes, attivo nel settore della distribuzione alimentare (tra cui i supermercati “Superdì”), ha visto un’opportunità dove Carrefour ha fallito: riportare la gestione in mano diretta, puntando sulla prossimità territoriale e su un modello più snello e reattivo.

L’acquisto di questi 51 negozi in Lombardia (la regione chiave per il retail alimentare) fa parte di una strategia più coerente, meno “alla francese” e più “all’italiana”: si compra poco, ma bene. E si gestisce in prima persona.


🔎 Tre lezioni di investimento da questo caso

  1. Crescere troppo velocemente può essere fatale
    Lo vedo anche tra i miei clienti: l’ossessione per la crescita porta spesso a prendere decisioni non sostenibili sul lungo periodo. Le aziende (e anche i portafogli) devono evolversi in modo equilibrato.
  2. La delega senza controllo non funziona
    Carrefour ha “affidato” il marchio a terzi senza controllare i KPI. È come dare in gestione un patrimonio senza un consulente che ne monitora il rischio. Il risultato? Performance inferiori e perdita di valore.
  3. La territorialità conta
    New Princes conosce il mercato locale. Investire senza conoscere il contesto (settore, area geografica, ciclo economico) è come navigare senza bussola. La finanza comportamentale insegna che l’illusione di sapere tutto porta spesso a errori grossolani.

🧭 Conclusione: meno franchising, più strategia

Carrefour ha sbagliato non per aver voluto crescere, ma per aver rinunciato alla gestione diretta del proprio business, proprio nel momento in cui i margini diventavano più sottili e i consumatori più esigenti.

New Princes ha colto l’occasione e ha comprato non solo 51 punti vendita, ma una fetta di presenza sul territorio. Non sarà un’impresa facile, ma partire da una strategia coerente è già metà del lavoro.

Il settore della Grande Distribuzione Organizzata è un settore

🧭 Cosa devo sapere?

Investire nelle azioni di aziende della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) può offrire diversi vantaggi, ma anche rischi da valutare attentamente.


VANTAGGI DELL’INVESTIRE NELLA GDO

1. Settore difensivo e anticiclico

  • Le aziende della GDO (alimentare e non) vendono beni di prima necessità.
  • In genere reggono meglio durante crisi economiche o recessioni, perché la domanda resta stabile.

💡 Esempi: Walmart, Carrefour, Kroger, Esselunga (se quotata), Tesco.


2. Cash flow costanti

  • Le società della GDO generano flussi di cassa regolari grazie alla rotazione veloce dei prodotti e agli incassi immediati alla vendita.
  • Questo permette distribuzioni di dividendi stabili, anche in contesti di alta inflazione o tassi variabili.

3. Dividendi interessanti

  • Molte aziende della GDO hanno politiche di dividendo regolare.
  • Es. Walmart o Kroger hanno storie di dividend growth pluriennale.
  • Adatte quindi a strategie income-based (rendita da dividendi).

4. Barriere all’ingresso e scala operativa

  • I big player della GDO hanno vantaggi di scala, negoziazione, logistica e brand recognition.
  • Questo crea barriere all’ingresso per nuovi concorrenti e una posizione di forza nei confronti dei fornitori.

5. Possibili catalizzatori di crescita

  • Espansione in nuovi mercati (es. Amazon nella GDO, Carrefour in Asia).
  • Integrazione verticale (es. marchi propri), digitalizzazione e logistica avanzata.
  • Adozione di strategie omnichannel e fidelizzazione clienti tramite App e carte.

⚠️ CRITICITÀ DA NON SOTTOVALUTARE

RischioDescrizione
Margini bassiLa GDO opera con margini ridotti, molto sensibili a variazioni dei costi (energia, salari, materie prime).
Concorrenza intensaCompetizione feroce, soprattutto con i discount e il commercio elettronico (es. Amazon Fresh).
Inflazione e logisticaCosti di approvvigionamento, trasporto e gestione inventari possono comprimere i profitti.
Regolamentazioni localiRestrizioni su orari, prezzi, standard ambientali possono limitare la redditività.

Se desideri approfondire l’argomento o avere maggiori informazioni non esitare a contattarmi!


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