Accordo USA-UE sui dazi: un’intesa fragile che penalizza l’Europa

30 Luglio 2025

Ursula von der Leyen e Donald Trump si fronteggiano con espressioni tese davanti alle bandiere di Unione Europea e Stati Uniti

📉 Il nuovo accordo USA‑UE sui dazi: più resa che intesa

L’accordo dazi USA UE di luglio 2025, raggiunto a fine luglio tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi commerciali, avrebbe dovuto scongiurare una guerra tariffaria. L’accordo dazi USA UE di luglio 2025 si è trasformato in un caso da manuale su come non si negozia un accordo internazionale.

Lo dico da consulente finanziario, ma anche da cittadino europeo: l’intesa rappresenta una resa politica ed economica, mascherata da compromesso. Chi esce vincitore è chiaro — gli Stati Uniti. L’Europa, invece, cede su tutti i fronti.


📦 I termini dell’accordo: il prezzo della sottomissione

Ecco cosa ha concesso l’Unione Europea nell’accordo dazi USA UE di luglio 2025:

  • Dazi sull’export europeo verso gli USA portati al 15%, in media, rispetto a un precedente 2-4%.
  • Impegno ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia statunitense entro il 2028.
  • Promessa di investimenti europei per 600 miliardi di dollari sul suolo americano.
  • Sblocco di commesse militari verso produttori statunitensi.
  • Nessuna contropartita reale, solo esenzioni parziali su alcuni settori (aerospazio, semiconduttori, chimica).

Quei 600 miliardi di investimenti equivalgono — come ha fatto notare giustamente un osservatore — all’intero Recovery Fund europeo. Un piano irripetibile di rilancio interno, ora “trasferito” negli Stati Uniti.


📉 Unione Europea: disunita, impreparata, vulnerabile

Ciò che rende l’accordo dazi USA UE di luglio 2025 ancora più preoccupante è il modo in cui l’Europa è arrivata al tavolo delle trattative. Senza un piano, senza coesione e con una comunicazione imbarazzante.

  1. Divisioni interne: ogni Stato membro con la propria agenda, senza una strategia comune. Trump ha deciso di trattare con l’UE come blocco unitario. Paradossalmente, l’UE si è divisa da sola.
  2. Nessun obiettivo chiaro: non sapere cosa si vuole ottenere è il modo migliore per ottenere… nulla.
  3. Concessioni anticipate: l’esenzione per le big tech americane dalla Digital Tax è stata concessa prima ancora della trattativa. L’unica arma vera che avevamo è stata gettata.
  4. Nessun piano B: l’Europa si è presentata disperata, e in un negoziato, la disperazione è una debolezza fatale.
  5. Comunicazione fallimentare: ad aprile si parlava di “zero-for-zero” (dazi zero da entrambe le parti). A luglio subiamo dazi triplicati. Un cambiamento di rotta che mette in crisi la nostra credibilità internazionale.

🎯 Il paragone con la Cina: i compiti a casa, noi no

La Cina ha affrontato le stesse pressioni da parte di Trump, ma con una strategia precisa. Ha resistito, rilanciato, negoziato da pari. L’Europa no. Si è comportata come se il rinoceronte grigio — minaccioso ma visibile — non esistesse. E ci ha corso addosso.


📊 Conseguenze per l’economia europea

Le ricadute economiche non tarderanno ad arrivare:

  • Maggiori costi per le aziende esportatrici.
  • Pressioni inflattive importate.
  • Rallentamento della crescita nel manifatturiero e automotive.
  • Rischio per i margini delle PMI e riduzione della competitività.

L’euro ha già reagito male: -1,3% contro il dollaro dopo la firma. Gli indici azionari europei sono in calo. Il Fondo Monetario Internazionale ha espresso “profonda preoccupazione” a seguito dell’accordo dazi USA UE di luglio 2025.


🧭 Lezioni da imparare: serve una svolta strategica

Questo accordo dovrebbe essere studiato nei corsi di economia e relazioni internazionali come esempio di fallimento negoziale multilivello.

Cosa serve ora?

  • Una politica commerciale comune forte e autonoma.
  • Una strategia chiara verso i partner globali.
  • Capacità di visione, coerenza e coraggio.
  • Comunicazione trasparente e realistica verso i cittadini.

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