📉 Il nuovo accordo USA‑UE sui dazi: più resa che intesa
L’accordo dazi USA UE di luglio 2025, raggiunto a fine luglio tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi commerciali, avrebbe dovuto scongiurare una guerra tariffaria. L’accordo dazi USA UE di luglio 2025 si è trasformato in un caso da manuale su come non si negozia un accordo internazionale.
Lo dico da consulente finanziario, ma anche da cittadino europeo: l’intesa rappresenta una resa politica ed economica, mascherata da compromesso. Chi esce vincitore è chiaro — gli Stati Uniti. L’Europa, invece, cede su tutti i fronti.
📦 I termini dell’accordo: il prezzo della sottomissione
Ecco cosa ha concesso l’Unione Europea nell’accordo dazi USA UE di luglio 2025:
- Dazi sull’export europeo verso gli USA portati al 15%, in media, rispetto a un precedente 2-4%.
- Impegno ad acquistare 750 miliardi di dollari di energia statunitense entro il 2028.
- Promessa di investimenti europei per 600 miliardi di dollari sul suolo americano.
- Sblocco di commesse militari verso produttori statunitensi.
- Nessuna contropartita reale, solo esenzioni parziali su alcuni settori (aerospazio, semiconduttori, chimica).
Quei 600 miliardi di investimenti equivalgono — come ha fatto notare giustamente un osservatore — all’intero Recovery Fund europeo. Un piano irripetibile di rilancio interno, ora “trasferito” negli Stati Uniti.
📉 Unione Europea: disunita, impreparata, vulnerabile
Ciò che rende l’accordo dazi USA UE di luglio 2025 ancora più preoccupante è il modo in cui l’Europa è arrivata al tavolo delle trattative. Senza un piano, senza coesione e con una comunicazione imbarazzante.
- Divisioni interne: ogni Stato membro con la propria agenda, senza una strategia comune. Trump ha deciso di trattare con l’UE come blocco unitario. Paradossalmente, l’UE si è divisa da sola.
- Nessun obiettivo chiaro: non sapere cosa si vuole ottenere è il modo migliore per ottenere… nulla.
- Concessioni anticipate: l’esenzione per le big tech americane dalla Digital Tax è stata concessa prima ancora della trattativa. L’unica arma vera che avevamo è stata gettata.
- Nessun piano B: l’Europa si è presentata disperata, e in un negoziato, la disperazione è una debolezza fatale.
- Comunicazione fallimentare: ad aprile si parlava di “zero-for-zero” (dazi zero da entrambe le parti). A luglio subiamo dazi triplicati. Un cambiamento di rotta che mette in crisi la nostra credibilità internazionale.
🎯 Il paragone con la Cina: i compiti a casa, noi no
La Cina ha affrontato le stesse pressioni da parte di Trump, ma con una strategia precisa. Ha resistito, rilanciato, negoziato da pari. L’Europa no. Si è comportata come se il rinoceronte grigio — minaccioso ma visibile — non esistesse. E ci ha corso addosso.
📊 Conseguenze per l’economia europea
Le ricadute economiche non tarderanno ad arrivare:
- Maggiori costi per le aziende esportatrici.
- Pressioni inflattive importate.
- Rallentamento della crescita nel manifatturiero e automotive.
- Rischio per i margini delle PMI e riduzione della competitività.
L’euro ha già reagito male: -1,3% contro il dollaro dopo la firma. Gli indici azionari europei sono in calo. Il Fondo Monetario Internazionale ha espresso “profonda preoccupazione” a seguito dell’accordo dazi USA UE di luglio 2025.
🧭 Lezioni da imparare: serve una svolta strategica
Questo accordo dovrebbe essere studiato nei corsi di economia e relazioni internazionali come esempio di fallimento negoziale multilivello.
Cosa serve ora?
- Una politica commerciale comune forte e autonoma.
- Una strategia chiara verso i partner globali.
- Capacità di visione, coerenza e coraggio.
- Comunicazione trasparente e realistica verso i cittadini.
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