Introduzione
Il nuovo European Fund Fee Study 2025 di Morningstar, che analizza costi fondi e performance ETF, conferma ciò che ogni investitore dovrebbe ricordare: i costi contano più di qualsiasi altra variabile sotto il nostro controllo.
Secondo il report, i fondi a basso costo hanno maggiori probabilità di sovraperformare nel lungo periodo rispetto a quelli con commissioni elevate. Non è un caso: ogni punto percentuale di spesa in meno si traduce in un vantaggio cumulativo che nel tempo diventa enorme.
Ma cosa significa concretamente? E perché la relazione tra fee e performance è così cruciale per chi investe in fondi ed ETF?
1. Il costo come predittore di performance
Morningstar ribadisce un concetto chiave: il livello delle fee è uno dei migliori predittori della performance futura netta di un fondo.
- Fondi con commissioni annue inferiori all’1% hanno una probabilità molto più alta di battere la media di categoria.
- Al contrario, i fondi con costi oltre l’1,5-2% difficilmente riescono a giustificare la spesa con rendimenti superiori.
Questo non significa che un fondo a basso costo avrà sempre risultati migliori, ma che statisticamente le probabilità di successo sono più favorevoli.
2. ETF vs Fondi Attivi: il gap si allarga
Il rapporto mostra come gli ETF UCITS quotati in Europa continuino ad abbassare la media dei costi:
- Fee medie sotto lo 0,25% annuo per i principali ETF azionari globali.
- Alcuni ETF obbligazionari hanno spese correnti persino inferiori allo 0,10%.
I fondi attivi, pur riducendo i costi negli ultimi anni, restano più onerosi:
- 1,2% – 1,5% annuo in media per i fondi azionari retail italiani.
- 0,8% – 1,0% per quelli obbligazionari.
👉 Con queste differenze, la competizione non è più sulla “promessa di performance”, ma sulla capacità di giustificare il costo attraverso un reale valore aggiunto della gestione.
3. Analisi storica: quanto pesano le fee sui rendimenti netti
Immaginiamo due investitori che partono con 100.000 € e ottengono lo stesso rendimento lordo del 6% annuo per 20 anni:
- Investitore A (ETF, costo 0,25%) → capitale finale: circa 311.000 €
- Investitore B (Fondo attivo, costo 1,50%) → capitale finale: circa 262.000 €
La sola differenza di costo “erode” quasi 50.000 € di rendimento in 20 anni.
Questo esempio, in linea con le evidenze Morningstar, dimostra come le fee siano un vero e proprio “costo opportunità” che l’investitore paga due volte:
- In forma di spese correnti dirette.
- In termini di mancata capitalizzazione futura.
4. Il contesto italiano: ancora troppo caro
Il report evidenzia che l’Italia rimane tra i Paesi europei con i costi medi più elevati per i fondi retail.
- I fondi italiani hanno spesso commissioni di gestione sopra la media europea.
- Molti prodotti presentano commissioni di performance aggiuntive, che amplificano ulteriormente l’impatto negativo.
- La pressione competitiva degli ETF sta lentamente spingendo al ribasso, ma il gap con mercati come Regno Unito o Olanda resta forte.
👉 Per l’investitore retail italiano, ciò significa che la probabilità di sottoperformare rispetto a un benchmark a basso costo è più alta se si rimane vincolati a prodotti tradizionali bancari/assicurativi.
5. Rating Morningstar e valutazione qualitativa
Oltre al dato numerico delle fee, Morningstar utilizza un sistema di rating qualitativo (Gold, Silver, Bronze).
- Gold → fondi efficienti, con costi bassi e solidità gestionale.
- Silver/Bronze → prodotti discreti, ma con meno certezze su costi o performance.
Il legame con la performance è chiaro: i fondi con rating più alti hanno in media costi più bassi.
Cosa porto a casa?
| Tema chiave | Evidenza Morningstar 2025 | Impatto pratico |
|---|---|---|
| Costo come predittore | Fee basse = maggiori probabilità di sovraperformare | Il costo è un indicatore più affidabile del marketing |
| ETF vs Fondi attivi | ETF con costi <0,25% annui | Vantaggio cumulativo enorme sul lungo periodo |
| Esempio ventennale | Differenza di 50.000 € tra 0,25% e 1,5% | I costi erodono i rendimenti più della volatilità |
| Mercato italiano | Costi sopra la media UE | Necessaria selezione attenta dei prodotti |
| Rating Morningstar | Gold = fondi più efficienti | Strumento utile per evitare fondi costosi |
Conclusione e opinione professionale
Il Morningstar European Fund Fee Study 2025 ribadisce un principio semplice ma rivoluzionario:
I costi sono il miglior indicatore del futuro successo di un investimento.
In un mondo dove l’incertezza dei mercati è inevitabile, l’unica leva sotto controllo è la riduzione delle fee.
Come consulente finanziario indipendente, ritengo che la strategia migliore per un risparmiatore italiano sia:
- utilizzare ETF a basso costo come architrave del portafoglio;
- affiancare fondi attivi solo se in grado di dimostrare un valore reale oltre i costi;
- affidarsi a una consulenza fee-only, che non abbia conflitti di interesse e metta al centro la trasparenza.
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